Montescaglioso: La Città dei Monasteri, Un Palinsesto di Storia, Arte e Fede Ancestrale

Montescaglioso, un borgo che si adagia con maestosa eleganza lungo il morbido rilievo di una collina dell’entroterra lucano, si configura come un incanto paesaggistico e una dimensione catturata nell’autenticità di un tempo sospeso. Posta al centro della Murgia Materana, questa città lucana non è solo un punto di osservazione privilegiato sul paesaggio circostante, ma un crocevia millenario di civiltà, dove la monumentalità dei complessi monastici si fonde con la profonda persistenza di riti e tradizioni agro-pastorali.  

Il Prologo Lucano: Paesaggio, Identità Geografica e Aneddoto Fondativo

L’Architettura del Paesaggio: Tra Rupi e Gravine

La collocazione geografica di Montescaglioso è indissolubilmente legata alla morfologia aspra e suggestiva della Basilicata interna. Il borgo è circondato da un territorio impregnato di storia che concede allo sguardo lo stupore di imbattersi nelle preziose testimonianze di svariate epoche. Il paesaggio è scolpito da profondi solchi che disegnano rupi, grotte e gravine. Questa conformazione geologica non solo ha definito il contesto ambientale, ma ha anche creato le condizioni ideali per la diffusione degli insediamenti rupestri. Montescaglioso è infatti parte integrante del Parco Archeologico Regionale del Materano, un’area che custodisce un patrimonio di oltre 150 chiese rupestri. La città si pone, in questo senso, come custode non solo dell’eredità monastica edificata ma anche della civiltà eremitica e trogloditica preesistente, tipica della regione.  

L’Identità Popolare: U Mar a Mont

L’identità poetica e popolare di Montescaglioso trova espressione in una singolare frase in dialetto, divenuta celebre in tutta la provincia: “u mar a mont”, ovvero “il mare sul monte”. Questa espressione affonda le radici in un aneddoto popolare che narra di un giovane ingenuo il quale, scambiando una fitta nebbia che si era addensata a valle del paese per la superficie marina, ne rimase talmente affascinato da desiderare ardentemente di tuffarvisi per un bagno.  

Questa storia, apparentemente semplice, è in realtà un elemento fondante dell’identità del borgo. La posizione elevata di Montescaglioso la pone in un isolamento sublime, distaccandola dalle coste ioniche ma permettendole una prospettiva unica sul mondo circostante. L’errore ottico del giovane, che confonde la nebbia ingannevole con il mare desiderato, funge da metafora per il desiderio di connessione e per l’autoironia di una comunità che vive di forti contrasti: tra l’aridità della Murgia e la ricchezza delle sue tradizioni. L’aneddoto sottolinea il legame emotivo con il territorio circostante, elevando l’illusione a un elemento poetico distintivo.  

Stratificazioni del Tempo: Dalla Civitas Severiana al Castrum Normanno

La storia di Montescaglioso è un ininterrotto succedersi di dominazioni e cambiamenti insediativi, documentati fin dall’Età del Bronzo.  

Le Origini Pre-Romane e la Difesa Ellenica

Il primo nucleo abitato organizzato si attesta intorno ai secoli IX-VIII a.C.. La vicinanza strategica alla potente colonia greca di Metaponto portò, tra il IV e il III secolo a.C., alla costruzione di una imponente fortificazione. Questo apparato difensivo fu reso necessario dallo stato di semi-conflittualità permanente tra le città greche e i centri italici, oltre che dalle ricorrenti guerre (come quelle pirriche, sannitiche e annibaliche). La cinta muraria rimase efficiente anche in età tardo repubblicana, e un tratto di queste antiche mura sopravvive ancora oggi, visibile in un piccolo parco archeologico urbano.  

L’Interludio Romano e l’Alto Medioevo

La successiva dominazione romana comportò un cambiamento nello sfruttamento del territorio, con una riduzione della popolazione urbana a favore di ville rustiche a conduzione schiavistica. Tuttavia, la città non si spense del tutto, come testimoniato dai resti di un edificio pubblico e dal ritrovamento di un telamone e un mosaico pavimentale, che celebra l’arrivo di quattro magistrati da Roma.  

Documenti medievali attestano il toponimo Civitas Severiana, che fa ipotizzare un antico nome romano legato a vaste aggregazioni parentali, forse una Gens Severa o Severiana.  

Nella fase alto-medievale, Montescaglioso riacquista importanza strategica. È citata già nel VI secolo d.C. dal monaco Guidone. Nel 893 d.C., in un documento proveniente dall’Abbazia longobarda di S. Vincenzo al Volturno, la città viene menzionata come  

Castrum Montis Caveosi. Inoltre, una cronaca del 1003 ricorda la resistenza della comunità a un’incursione saracena.  

L’attestazione del nome Castrum Montis Caveosi (Castello del Monte delle Grotte) rivela una profonda connessione tra l’insediamento fortificato e l’ambiente rupestre circostante, tipico dell’area materana. Il termine Caveosi lega esplicitamente la difesa del borgo alla morfologia naturale della collina e delle gravine , suggerendo che la forza del  Castrum altomedievale era intrinsecamente basata sull’eredità eremitica e sugli insediamenti in grotta.

L’Età d’Oro Normanna e la Nascita del Potere Monastico

L’avvento della dominazione Normanna a metà del secolo XI fu il periodo più cruciale per lo sviluppo di Montescaglioso. La presenza normanna non solo incrementò lo sviluppo urbano e demografico, ma fu fondamentale per l’insediamento di una grande comunità monastica benedettina.  

Il primo feudatario normanno fu Roberto, nipote di Roberto il Guiscardo, capostipite degli Altavilla. Successivamente, il feudo passò ad altri membri della dinastia, tra cui la Contessa Emma, figlia di Ruggero I Gran Conte di Sicilia e sorella di re Ruggero II D’Altavilla. Questi domini stabilirono una “stretta e intensa relazione” con il nascente monastero , una sinergia destinata a durare nel tempo e a fare da presupposto per la crescita di prestigio e la formazione di una ricca dotazione patrimoniale per l’Abbazia.  

Montescaglioso, la “Città dei Monasteri”: Architettura e Splendore Artistico

Montescaglioso è nota come la “Città dei Monasteri” per la ricchezza dei suoi complessi religiosi, in particolare l’Abbazia di San Michele Arcangelo e l’imponente Chiesa Madre.

L’Abbazia di San Michele Arcangelo: Tra Grandezza e Memoria Perduta

L’Abbazia di San Michele Arcangelo (fondata nel 1079) fu il cuore spirituale e di potere dell’area per secoli. L’intervento dei monaci benedettini ha arricchito la costruzione originaria con elementi architettonici notevoli, tra cui un bellissimo colonnato e diverse nuove fabbriche.  

Il monastero è rinomato per i suoi stupendi cicli affrescati, realizzati dai maggiori artisti della Basilicata. Tra questi si distinguono gli affreschi seicenteschi della scuola del Donadio e, secondo alcune fonti, contributi del pittore Pietro Antonio Ferro.  

Un momento drammatico nella storia del complesso si verificò nel 1784, quando i monaci abbandonarono la sede per trasferirsi a Lecce. Questo evento causò una dispersione incalcolabile: l’abbazia perse parte delle sue opere d’arte, l’intera biblioteca e l’archivio.  

La perdita di archivi e documentazione è un fatto critico che influisce ancora oggi sulla ricerca storica. Questa lacuna documentale rende più complessa l’analisi della cosiddetta “vischiosa questione dei falsi di Montescaglioso” , una serie di documenti interpolati legati al patrimonio e alla cronologia del monastero. L’Abbazia, sebbene conservi la sua maestosità architettonica, è quindi parzialmente “amputata” della sua memoria scritta, rappresentando un sito di grande fascino ma anche di complessa decifrazione storica. Nei primi anni dell’Ottocento, il monastero passò infine in proprietà del Comune.  

La Chiesa Madre SS. Pietro e Paolo: Il Barocco e l’Impronta Pretiana

La Chiesa Madre, intitolata ai SS. Pietro e Paolo, è un elemento centrale del tessuto urbano e dell’identità comunitaria. L’edificio attuale è una splendida espressione del tardo-barocco, eretto tra il 1776 e il 1823, a seguito del parziale crollo e della demolizione della precedente chiesa medievale. La sua mole imponente, caratterizzata da tre navate intersecate da ampi transetti e una crociera coperta da cupola , domina il profilo urbano anche grazie all’imponente campanile, che raggiunge circa 45 metri di altezza.  

L’interno si distingue per l’eleganza e la luminosità, decorato da un ricco apparato di stucchi tardo-barocchi. Gli arredi sacri testimoniano una ricca storia di donazioni e trasferimenti: l’altare e la balaustra in marmo furono donati dal capitolo di Siena durante l’epoca napoleonica , mentre il prezioso fonte battesimale con elementi in porfido rosso proviene direttamente dall’Abbazia di San Michele. Sono inoltre presenti altari barocchi in marmi policromi del XVII secolo.  

Il vertice artistico della Chiesa Madre è rappresentato dalla presenza di ben quattro tele attribuite o strettamente legate alla scuola di Mattia Preti, il grande maestro calabrese. Le opere, che si trovano lungo le navate laterali, raffigurano episodi evangelici di grande impatto visivo:  Le Nozze di Cana e Cena in casa Levi (collegati al tema del banchetto, prevalente nel periodo napoletano dell’artista), affiancati a soggetti legati alla Natività di Cristo, ovvero l’Adorazione dei Magi e La Natività. Questa specifica combinazione di temi (banchetto e Natività) è considerata un “insolito abbinamento” nel repertorio iconografico di Preti, conferendo un valore artistico peculiare alle tele di Montescaglioso. Il patrimonio artistico è arricchito anche da tele di Giovanni Donadio, di scuola veneziana.  

Il complesso delle opere di Montescaglioso rende la Chiesa Madre una tappa fondamentale nello studio delle “impronte pretiane in Basilicata”.  

Opere di Mattia Preti e Scuola nella Chiesa Madre SS. Pietro e Paolo

Opera; Tema Iconografico; Rilevanza/Contesto

Le Nozze di Cana; Banchetto Evangelico; Tematica ricorrente nel periodo napoletano dell’artista.

Cena in casa Levi; Banchetto Evangelico; Parte dell’insolito abbinamento iconografico tra banchetto e Natività.

Adorazione dei Magi; Ciclo della Natività; Presente nella navata laterale, di grande valore storico-artistico.

La Natività; Ciclo della Natività; Insieme a Donadio, costituisce il ricco apparato pittorico della chiesa.

 

Fortificazioni, Castello Normanno e L’Evoluzione Civica

Il borgo di Montescaglioso fu storicamente circondato da un solido perimetro fortificato, intervallato da torri circolari. Gli accessi erano quattro : Porta Pomarico (verso sud), Porta Grottole (verso occidente, in direzione dell’Appia), Porta S. Sofia, e l’unica porta ancora esistente,  

Porta Fontanelle, che collega l’abitato alla valle del Bradano. In alcuni tratti più inaccessibili, le mura sono state inglobate da agglomerati di abitazioni a schiera e dalle residenze patrizie.  

Il Castello Normanno: Dal Fortilizio Militare alla Crisi Architettonica

Il Castello Normanno di Montescaglioso, un maniero caratterizzato da enormi volumetrie, fu la principale roccaforte dei feudatari. La sua storia riflette l’evoluzione del potere locale. Agli inizi del XVII secolo, con l’acquisizione del feudo da parte dei Grillo, la roccaforte fu trasformata da struttura militare in un “comodo palazzo”.  

Nel XIX secolo, l’edificio subì trasformazioni significative. Dopo un restauro, nel 1857, fu demolito il braccio che lo collegava a Porta Maggiore, e la facciata sul Corso fu ricostruita in stile neo-medievale, dotata di merli e garrite, in un tentativo di romanticizzare la sua origine difensiva. Tuttavia, tra il 1960 e il 1964, il Castello fu nuovamente oggetto di interventi radicali che portarono alla demolizione dell’intera ala meridionale e di una delle due torri d’ingresso. L’edificio oggi si presenta come un palinsesto complesso che testimonia l’oscillazione identitaria architettonica del borgo. La successiva opera di demolizione di vaste porzioni nel XX secolo, successiva al tentativo di recupero stilistico neo-medievale del secolo precedente, rappresenta un esempio dei dilemmi urbanistici moderni e della conseguente perdita di patrimonio storico-architettonico ottocentesco. Il Castello, perciò, narra tanto la potenza feudale quanto le difficoltà nella conservazione di un’identità strutturale coerente nel tempo.

L’Anima Ancestrale: Ciclo Annuale di Riti e Tradizioni Popolari

La ricchezza culturale di Montescaglioso si esprime pienamente nel suo ciclo annuale di riti che intersecano il sacro, il profano e il mondo agro-pastorale, mantenendo vive tradizioni che affondano le radici nei riti pre-greci e nei Saturnalia romani. L’anima popolare del paese è definita da un ritmo dualistico, dove l’eccesso catartico del Carnevale è bilanciato dal misticismo penitenziale della Notte dei Cucibocca e dalla solennità della Settimana Santa.  

Il Carnevalone Montese: La Morte e Resurrezione Profana

Il Carnevalone di Montescaglioso è un evento famoso in tutta la regione , che ha origine nel mondo contadino tra massari, pastori e braccianti. La manifestazione si svolge il Martedì Grasso, a partire dalle prime luci dell’alba.  

I costumi, che riflettono la povertà e l’ingegno del mondo rurale, sono realizzati con materiali semplici come pelli di animali, tela di canapa, juta, ma anche sacchi per sementi, carta e stoffe vecchie.  

Il culmine del rito è “La Morte del Carnevalone”. La sfilata è aperta dai pastori, simboli della comunità locale, seguiti da personaggi travestiti da “improbabili e blasfemi preti” che precedono il feretro con una croce e il teschio di un bovino. Il feretro è impersonato da un giovane in carne ed ossa, ben vestito ma emaciato, che non rifiuta l’offerta di vino, lo stesso che viene offerto ai portatori del defunto. Questo gesto simboleggia l’offerta propiziatoria legata allo stappare il vino nuovo a febbraio. La vedova del Carnevale, pur lamentandosi e urlando, è consapevole che il congiunto è pronto a risorgere, sottolineando il legame del rito con il ciclo di morte e rinascita.  

La Notte dei Cucibocca: Il Folklore del Purgatorio

La Notte dei Cucibocca, che precede l’Epifania, è una tradizione suggestiva che evoca memorie ancestrali. Il corteo dei  

Cucibocca (letteralmente, “cucitori di bocca”) è interpretato come una rivisitazione della processione delle anime del Purgatorio.  

I personaggi si distinguono per i loro elementi rituali: portano una fiammella in un canestro, e la loro presenza è annunciata dal rumore cupo di una catena al piede. Richiedono silenzio e offerte, simboleggiando la penitenza e il passaggio tra i mondi.  

Un altro elemento di folklore in questa notte è la credenza che gli animali riacquistino il dono della parola, potendo predire l’immediato futuro o lanciare maledizioni contro gli uomini che osino origliare o che li abbiano maltrattati. L’evento opera come un rito di catarsi e misticismo, in netto contrasto con l’esuberanza del Carnevale.  

I Riti della Settimana Santa: Fede e Patrimonio Intangibile

I Riti della Settimana Santa di Montescaglioso sono riconosciuti e sostenuti dalla Regione Basilicata come parte del Patrimonio Culturale Intangibile. Organizzati dall’Arcipretura dei SS. Pietro e Paolo insieme alle quattro Confraternite , fondono tradizione e religiosità in celebrazioni suggestive e uniche.  

Il momento centrale è la Processione dei Misteri del Venerdì Santo. Durante la processione, sfilano silenziosamente per le vie della città statue antiche di pregevole fattura, scortate dal Clero, dalle Confraternite, e da donne in rigoroso abito nero. Il silenzio della processione è interrotto solamente dal cupo e inconfondibile rumore della trozzola, uno strumento di legno che, in segno di lutto, sostituisce il suono delle campane. Durante le soste previste nelle parrocchie e presso il Convento, vengono intonate le celeberrime  

Cantilene, magistralmente dirette.  

Ciclo delle Tradizioni Popolari e Folklore di Montescaglioso

Nome della Tradizione; Periodo; Radici Culturali Dominanti; Elemento Distintivo

La Notte dei Cucibocca; Vigilia dell’Epifania (5 Gennaio); Folklore penitenziale / Culto delle anime del Purgatorio; Catena al piede per segnalare la presenza e richiesta di silenzio.

Il Carnevalone Montese; Martedì Grasso; Riti Pre-Greci, Saturnalia, Fertilità Agro-pastorale; Rito de “La Morte del Carnevalone,” con il feretro e i “preti blasfemi”.

Riti della Settimana Santa; Venerdì Santo (Processione dei Misteri); Fede Cattolica / Patrimonio Culturale Intangibile; Utilizzo della trozzola in legno in sostituzione delle campane, Cantilene.

 

I Sapori della Terra: Gastronomia e L’Eredità Agro-Pastorale

L’economia di Montescaglioso, sebbene oggi supportata dal turismo, resta storicamente legata all’agricoltura. Il territorio è una zona tradizionale di coltivazione di cereali , vocata anche alla produzione di Olio extravergine d’oliva, praticato in alcuni casi con metodi biologici e biodinamici.  

Il Fondamento Cerealico: Il Pane e i Cereali Antichi

Montescaglioso è parte della zona di produzione del celebre Pane di Matera IGP , un prodotto iconico della cultura gastronomica lucana. La produzione di questo pane è vincolata all’utilizzo di semole che devono provenire, per almeno il 20%, da ecotipi locali e vecchie varietà di grano duro, tra cui Cappelli, Duro Lucano, Capeiti e Appulo. Il pane, che un tempo veniva impastato e cotto in casa dalle donne della famiglia , costituisce il fondamento della dieta locale.  

Il Piatto della Tradizione: La Cialledd cu’ latt

La cucina locale è ricca di piatti poveri che elevano gli ingredienti della terra. Tra questi, spicca la Cialledd cu’ latt (Cialledda calda in montese), un piatto identitario.  

Questo pasto, semplice, veloce e completo dal punto di vista nutrizionale , era tipicamente preparato dalle  

massaie (le donne dei fattori rurali) che, tornando tardi dal lavoro in masseria, avevano bisogno di una soluzione rapida e genuina.  

La ricetta riflette la genuinità dei prodotti locali: pane di Matera raffermo , latte appena munto, patate, cipolle, aglio, pomodorini, olive e uova. La  

Cialledd cu’ latt non è solo un piatto, ma un atto di memoria storica. Il racconto popolare legato alla sua preparazione, che rammenta il sapore del “latte appena munto” e il rammarico per i prodotti moderni “mescolati con l’acqua” , trasforma la gastronomia in una riflessione consapevole sulla perdita di qualità e autenticità nel tempo. Il piatto incarna la quintessenza della cucina lucana di necessità, un legame fisico con il passato agro-pastorale basato sull’utilizzo di risorse autoprodotte e freschissime.  

Montescaglioso, Sintesi di Monumentalità e Memoria

Montescaglioso si presenta al visitatore come un luogo di sovrapposizioni millenarie, dove le vestigia della Magna Grecia si incrociano con le mura normanne e dove la potenza feudale ha lasciato spazio alla maestà della fede benedettina. La sua identità unica emerge dalla fusione di due anime distinte ma complementari:  

  1. L’Anima Monumentale ed Artistica: La città è definita dalla sua eccellenza architettonica e artistica, in particolare l’Abbazia di San Michele (nonostante la dispersione della sua memoria documentale) e la Chiesa Madre, custode dell’inusuale e pregevole quadreria di Mattia Preti.  
  2. L’Anima Ancestrale e Rituale: La persistenza di riti arcaici e folkloristici (il dualismo tra l’esuberanza del Carnevalone e la penitenza dei Cucibocca, affiancata alla solennità dei Riti della Settimana Santa) mantiene la città in una dimensione di autenticità culturale rara.  

Montescaglioso, la Città dei Monasteri, offre un percorso che si estende dall’archeologia alla grande arte barocca, e si conclude nell’esperienza sensoriale delle tradizioni vive e della cucina della terra, dove un piatto semplice come la Cialledd cu’ latt racchiude la storia di un intero popolo agro-pastorale. Il borgo rimane un punto nevralgico per il turismo culturale in Basilicata, incanalando un’eredità storica che è continuamente rigenerata attraverso il rito e il sapore.

 

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Basilicata: un viaggio dell'anima
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