Pomarico: il borgo che suona d’arte e profuma di pane

Una Gemma Lucana tra Storia, Miti e Materia. Un Ritratto Culturale Polifonico del Borgo del Fico.

L’Anima Sospesa tra i Calanchi

Adagiato su un tronco di cono contornato da ripidi pendii, Pomarico si rivela come un luogo la cui identità è stata forgiata dalla sua posizione geografica e dalla tenacia dei suoi abitanti.1 Situato nel cuore della Collina Materana, tra le valli dei fiumi Basento e Bradano, il borgo domina un paesaggio di suggestivi calanchi e distese di grano.1 Nonostante le avversità storiche e naturali, come le frane che hanno colpito il suo territorio, la comunità ha dimostrato una profonda resilienza, rifiutandosi di abbandonare le proprie origini.2 Questo ritratto di Pomarico intende esplorare le molteplici sfumature che compongono il suo carattere, dalle radici storiche alle espressioni artistiche, dalle tradizioni radicate nella fede popolare ai sapori che raccontano la sua terra.

Dalla Magna Grecia all’Età Moderna

Il Pomo Conteso: L’Età Osca, Greca e Romana

Le origini di Pomarico affondano in un passato remoto, come testimoniato dall’etimologia del suo nome, che riflette un legame profondo con il territorio circostante.3 Sebbene diverse teorie si siano succedute nel corso del tempo, da quelle che lo fanno derivare dall’osco Posmum stlocus a quelle che lo legano alle voci latine Pomi ager o Pomaria locus 3, un’analisi più attenta suggerisce una derivazione da Pomarium (“pomario,” “pometo”) con l’aggiunta del suffisso “-icus” che denota appartenenza.3 Un aspetto affascinante di questa indagine etimologica è l’identificazione del “pomo.” Contrariamente a quanto spesso si pensi, il termine latino pomum indicava un “frutto di forma tondeggiante” in generale e non specificamente la mela.3 Poiché Pomarico non è mai stato noto per le mele, ma piuttosto per la coltivazione dei fichi, è in questo frutto che si riconosce la vera origine del toponimo, una connessione che si riflette persino nel gonfalone comunale.3

La storia del territorio si articola attorno a due antichissimi centri: Pomarico Vecchio e Castro Cicurio.3 Il primo era un insediamento lucano fortificato, esistente almeno dal V secolo a.C., che nel IV secolo a.C. subì una significativa influenza culturale dalla Magna Grecia, subendo una trasformazione urbana che richiamava il modello delle polis greche.5

Castro Cicurio, invece, fu un centro di origine romana, probabilmente risultato della romanizzazione di un precedente insediamento greco chiamato Cichurus.3

La Nascita del Borgo e le Dinamiche Feudali

La storia del borgo attuale inizia nel IX secolo d.C., quando gli abitanti di Pomarico Vecchio, stremati dalle ripetute incursioni saracene che avevano distrutto il loro centro per ben tre volte, decisero di fondare una nuova città in una posizione più protetta.3 La scelta del sito su un’altura difensiva si rivelò strategica e contribuì a garantire la sopravvivenza del nucleo abitato.5

Nel periodo medievale, la storia di Pomarico si intrecciò indissolubilmente con quella delle dominazioni feudali.1 Fin dall’inizio del periodo normanno, nel 1043, il borgo fu legato alle vicende della Contea di Montescaglioso.3 Nel corso dei secoli, il feudo passò sotto il controllo di numerose e potenti famiglie, tra cui Guglielmo Braccio Di Ferro, Roberto il Guiscardo, i Macabeo e i De Balzo.5 La sua importanza strategica ed economica è testimoniata dal fatto che era considerato un feudo “piuttosto ricco” già in epoca angioina.8 Le tensioni storiche con l’Abbazia dei Benedettini di San Michele Arcangelo, che contendeva parte del territorio, si protrassero per secoli, risolvendosi solo nel 1714.5 La storia feudale culminò nel Settecento con la famiglia dei Donnaperna, che plasmò il borgo con la costruzione dell’omonimo Palazzo Marchesale, un’architettura che ancora oggi domina il centro abitato.1

Pietra e Pennello: Architetture e Capolavori Artistici

Il Labirinto dei Vicoli: Il Cuore in Pietra

Il centro storico di Pomarico si presenta come un labirinto affascinante di vicoli stretti e case antiche.10 Passeggiare per le sue strade è un’esperienza che evoca un senso di pace e di storia, con ogni pietra che sembra raccontare un passato lontano.10 L’architettura minore si distingue per i

palazzotti signorili con portali in pietra e ringhiere in ferro battuto che spuntano tra le abitazioni più modeste.12 In alto, si possono scoprire angoli suggestivi come l’

hortus conclusus, un piccolo giardino segreto che offre una vista mozzafiato sulla vallata sottostante.1 I pochi resti del castello originario, che sorgeva sulla sommità della collina, hanno lasciato il posto a un toponimo che ancora oggi indica quella parte del paese.4

Palazzo Marchesale Donnaperna: Eleganza Nobilitare e Memoria Contadina

Il Palazzo Marchesale Donnaperna è uno dei simboli più eloquenti della storia di Pomarico.9 Edificato tra il 1773 e il 1778, si distingue per la sua possente struttura a tre piani che si articola attorno a un ampio cortile interno.9 I suoi saloni, come il magnifico

Salone Rosa e la Sala degli specchi, testimoniano lo sfarzo e l’eleganza dell’aristocrazia settecentesca.1 Tuttavia, l’aspetto più significativo del Palazzo è la sua duplice funzione contemporanea. Al suo interno, infatti, trova spazio il Museo della Civiltà Contadina e delle Tradizioni Popolari, un archivio vivente che custodisce gli strumenti (aratri di ferro e di legno), gli oggetti e le memorie della vita rurale che per secoli ha sostenuto l’intera comunità.9 Questa giustapposizione tra l’opulenza nobiliare e l’umiltà della vita contadina racconta in modo tangibile la storia sociale e la stratificazione del borgo.

Gli Scrigni di Fede: Chiese e Tradizione Sacra

Il patrimonio artistico e spirituale di Pomarico è racchiuso nelle sue chiese, autentici scrigni di fede e arte.14 La Chiesa Madre, dedicata a San Michele Arcangelo, funge da fulcro della vita religiosa del paese.1 Al suo interno, è possibile ammirare un imponente altare in pietra dipinta, statue lignee e tele di pregevole fattura del Seicento e Settecento.1 La Chiesa di Sant’Antonio da Padova, risalente al XVII secolo, con il suo convento annesso, ospita opere di grande importanza.14 Tra queste spiccano la Deposizione e la Madonna col Bambino coi santi Francesco e Antonio del 1625, realizzate da Pietro Antonio Ferro, e una Maddalena penitente di Domenico Guarino.16 L’edificio ecclesiastico più antico del borgo è la Chiesa della SS. Addolorata, le cui origini risalgono al periodo normanno.13

Dai Ruderi alla Leggenda: La Chiesetta della Madonna della Nova

A breve distanza dal centro abitato, si trovano i ruderi della chiesetta dedicata alla Madonna della Nova, un luogo intriso di storia e mistero.19 Il piccolo edificio, un tempo custodito dai monaci dell’Abbazia di Montescaglioso, conserva al suo interno affreschi cinquecenteschi e le tracce di una spiritualità arcaica.19 Secondo la memoria popolare, in questo luogo si compiva un rito antico e profondo: i contadini portavano alla Madonna dipinta taniche d’acqua da benedire per chiedere la pioggia, una pratica che sembra mescolare il culto cristiano con un rito di propiziazione quasi pre-cristiano o pagano.19 Questa fusione di fede e materialità della terra rivela una spiritualità radicata nel bisogno primario di un buon raccolto, un legame intimo tra la comunità e l’ambiente che la circonda.

L’Anima del Borgo: Feste, Folclore e Miti Popolari

L’Offerta della Cera e il Miracolo del Grano: La Devozione Patronale di San Michele

La festa patronale in onore di San Michele Arcangelo, che si svolge ogni anno dal 7 al 9 maggio, rappresenta uno degli appuntamenti più sentiti dalla comunità.20 Il fervore popolare si manifesta attraverso due tradizioni che vanno ben oltre il mero folclore, fungendo da pilastri della memoria collettiva. La prima è l’Offerta della Cera, una cerimonia che commemora il 1527, anno in cui Pomarico rimase miracolosamente indenne da un’epidemia di peste.4 La comunità, grata al suo santo protettore, offrì in segno di ringraziamento trenta libbre di cera bianca.4 Il secondo mito, noto come il “miracolo del grano,” risale al 1757, durante una grave carestia che stava mietendo vittime tra la popolazione.22 Un mercante di Bari fu spinto a donare alla città i suoi carichi di grano, un gesto di carità che si rivelò essere opera dello stesso San Michele.22 Questi due eventi, tramandati oralmente e celebrati annualmente, narrano la storia di una comunità che ha saputo resistere alle avversità biologiche ed economiche, rafforzando la propria identità e la coesione sociale attraverso la devozione e il rito.22 La festa culmina con una solenne processione in cui i giovani trasportano un baldacchino laminato d’oro al seguito della statua del Santo, posta su un carro trionfale.12

La Casa del Miracolo: Sulle Tracce di San Francesco

Un altro elemento fondamentale del folclore locale è la leggenda legata a San Francesco d’Assisi.11 La “Casa del Miracolo,” situata in via Pietro Micca, è il luogo in cui, secondo il biografo del santo Tommaso da Celano, si sarebbe verificato uno dei tre miracoli attribuiti a San Francesco in Basilicata pochi decenni dopo la sua morte.23 La leggenda narra di una madre che portò al santo il corpo esanime della sua bambina, e San Francesco, con un atto di compassione, la riportò in vita.23 La storia non è solo un racconto antico, ma un motore di recupero e valorizzazione. Recenti restauri degli affreschi del vicino convento, resi possibili anche dal contributo economico di una famiglia di origine pomaricana residente negli Stati Uniti, dimostrano come la fede e il folclore possano unire la comunità locale alla sua diaspora, creando un legame indissolubile che trascende la distanza geografica.25

Memoria del Popolo: Storie e Proverbi

L’identità di un popolo non si manifesta solo nelle architetture o nelle feste, ma anche nella sua saggezza tramandata oralmente.27 I proverbi lucani e, per estensione, pomaricani, sono la cristallizzazione di una filosofia di vita pragmatica e profondamente legata alla terra. Massime come

“La zapp’ ié la catarra mia e nun la cang’, | s’ nu picch’ nu la tocch’, nun si mang'” (La zappa è la mia chitarra e non la cambio, se per un po’ non la suono, non mangio) eleva il duro lavoro agricolo a una forma d’arte e di identità, mentre un’altra massima come “R’ paról’ sò r’ fogli’, | i fatt’ so i frutt'” (Le parole sono le foglie, i fatti sono i frutti) riflette un’etica del fare e della concretezza.27 La lingua dialettale, quindi, non è un semplice strumento di comunicazione, ma un archivio immateriale che custodisce i valori, le priorità e l’anima autentica di una civiltà contadina.

I Sapori della Terra: Enogastronomia e Tradizione Culinaria

Il legame tra Pomarico e il suo territorio si esprime in modo profondo e tangibile attraverso la sua tradizione culinaria. La cucina locale si basa sulla qualità dei prodotti della terra e sulle ricette che hanno attraversato i secoli, raccontando una storia di sostentamento e celebrazione.

La Scarcella Pomaricana: Il Gusto della Resurrezione

La Scarcella pomaricana, chiamata in dialetto Šcarcèddë, è uno dei piatti più rappresentativi del borgo, una torta rustica pasquale dal profondo valore simbolico.28 È costituita da due dischi di pasta aromatizzata con finocchietto, che racchiudono un ripieno sostanzioso a base di salsiccia, formaggio scuallëtë (scallato) e uova sode.28 A differenza di altre versioni dolci, quella di Pomarico è una ricetta salata e sostanziosa.29 L’ingrediente principale, l’uovo, è un simbolo universale di rinascita e resurrezione in molte culture contadine, e la Scarcella viene tradizionalmente consumata il giorno di Pasqua per celebrare la fine del digiuno quaresimale.30 Il suo valore è stato riconosciuto ufficialmente con l’inclusione nell’Arca del Gusto di Slow Food, a testimonianza della sua unicità e del suo legame con il patrimonio gastronomico del territorio.28 

Il Cece Nero: Un Tesoro di Biodiversità

Il cece lucano, già menzionato nelle opere del poeta Orazio, è un prodotto agricolo di grande importanza storica per la Basilicata e la provincia di Matera.31 A Pomarico, il suo valore è celebrato attraverso la Festa del Cece Lucano, un’iniziativa volta a promuoverne la coltivazione e il consumo.31 Questa varietà rara e poco diffusa si distingue per le sue elevate proprietà nutrizionali, con un’alta concentrazione di fibre, ferro e sali minerali, che lo rendono un alimento prezioso e sano.33 La sua riscoperta e valorizzazione contribuiscono alla tutela della biodiversità del territorio lucano, un obiettivo condiviso da enti e consorzi locali.31 È importante notare che il Cece nero della Murgia Carsica, anch’esso un prodotto di pregio, è un presidio Slow Food che si riferisce a una diversa area di produzione, prevalentemente in provincia di Bari, sebbene il valore del cece nero sia ampiamente riconosciuto nel Mezzogiorno.35

Il Profumo dell’Autenticità: Le Altre Eccellenze Locali

La ricchezza culinaria di Pomarico non si esaurisce con la Scarcella e i ceci neri. Il borgo vanta l’arte della norcineria, con specialità di carne come gli involtini (Gniumuredd), che si possono gustare nelle botteghe locali.13 Un’altra specialità tipica sono le Zippitelle pomaricane, taralli salati e croccanti a forma di goccia, preparati con semola rimacinata e semi di finocchio, perfetti per uno spuntino o un aperitivo.36 Infine, non si può dimenticare l’importanza del fico locale, la cui pianta tipica dà il nome al “giardino del fico” e i cui frutti vengono imbottiti con mandorle per la preparazione di dolci tradizionali.13

Custodi di Saperi: I Personaggi Illustri di Pomarico

L’anima di un borgo è fatta anche dei suoi figli più illustri. Pomarico, pur nella sua modestia, ha dato i natali a intellettuali che si sono distinti nelle Scienze e nelle Lettere, le cui case native si concentrano in un rione del centro storico.37 Tra questi spicca la figura di Nicola Fiorentino (1755-1799), matematico, giurista ed economista, che ottenne una cattedra di matematica a soli quattordici anni.37 Altri personaggi di rilievo sono Giuseppe Camillo Giordano (1841-1901), un rinomato naturalista e botanico, e Giovanni Castellano (1876-1951), storico e archivista di Benedetto Croce.37 L’eredità di queste figure è tangibile, non solo nei loro studi, ma anche nei luoghi fisici del borgo che testimoniano il loro passaggio, come il Palazzo Sisto e il Palazzo Castellano, creando un vero e proprio itinerario culturale all’interno del centro abitato.37

Un’Eredità da Vivere

Pomarico si rivela come una gemma lucana, un luogo in cui il passato non è un capitolo chiuso, ma una presenza viva che si intreccia con il presente. La sua storia, fatta di antiche radici lucane, di rinascita dopo le distruzioni e di un’intensa vita feudale, ha forgiato un’identità resiliente e profonda. L’arte e l’architettura, dal contrasto tra l’eleganza del Palazzo Marchesale e l’umiltà del Museo della Civiltà Contadina, alle opere d’arte sacra che adornano le sue chiese, raccontano una storia di stratificazione sociale e di connessioni culturali con il mondo esterno.

Le tradizioni, dal miracolo del grano al miracolo di San Francesco, sono narrazioni di comunità che celebrano la loro sopravvivenza e rafforzano i legami intergenerazionali e persino quelli con la diaspora. I sapori della Scarcella e del cece nero offrono un’esperienza sensoriale che è essa stessa un viaggio nella storia e nei valori di un popolo. Pomarico, dunque, non è un semplice borgo da visitare, ma un’eredità da vivere. La sua bellezza non è patinata, ma autentica, ed è proprio in questa autenticità che risiede il suo fascino più profondo, un fascino che sorprende, scalda e rimane impresso nel cuore.

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Basilicata: un viaggio dell'anima
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